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Concorso per avvocatura 2010:
Stalking al candidato, col parere (in proposito) richiestogli all’esame per avvocato...
“PARI O DISPARI” IN CASSAZIONE
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Inviato da Pietro Diaz   
mercoledì 01 agosto 2007
“Vaff…” , per sentenza di Cassazione Penale (Sezione Quinta, 2007) , che annulla senza rinvio una (doppia) condanna su impugnazione dell’imputato, non darebbe reato di ingiuria, perché, l’ottativo (eufemisticamente), sarebbe ormai entrato “nell’uso” linguistico, ed avrebbe perduto ingiuriosità, per ciò esso, lanciato da un consigliere comunale su un vicesindaco con intenzione e scopo e modo offensivi, sarebbe tuttavia da assolvere, perché il “fatto non sussiste”.
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Su una ordinanza ammissiva di azioni civili in processo penale.
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Inviato da Pietro Diaz   
lunedì 01 dicembre 2008
“Persona offesa”, “soggetto al quale il reato ha recato danno”, disidentificati da una prassi penalistica ignara, via via sfigurante il diritto soggettivo civile:
su una ordinanza ammissiva di “azioni civili” in processo penale.
1. Una paralogia, o, forse, nelle manifestazioni più tenaci, una mitologia, tende a fagocitare, in prassi profanatrice, la norma giuridica, divulgando che:
1.1 poiché l’art. 74 cpp ammette alla azione civile in processo penale il “soggetto al quale” il reato abbia “recato danno”, non la “persona”, alla quale il reato abbia fatto altrettanto, ammessa in vece dall’abrogato art. 22 cpp, allora:
1.2 il primo sarebbe altri, dalla seconda, e per ciò avrebbe un diritto altro o ulteriore o diverso da quello della seconda, tale (altro ulteriore diverso) , per ciò, anche da quello difeso dal reato, del quale senz’altro è titolare la “persona” (per ciò “offesa” dal reato: art. 120 cp );
2. è certo che la divulgazione, prima di esordire, né si è interrogata attentamente sul senso e le ragioni di quelle variazioni nominali (dall’art. 22 cpp antefatto all’art. 74 citt.), né, tanto meno (e meno faticosamente), ha prestato ascolto ai LLPP dell’art. 74; se avesse prestato una sola delle due cure, avrebbe tosto appreso che, la variazione lessicale era stata studiata:
2.1 per risolvere l’antica disputa se “persona” potesse essere, oltre quella fisica - individuale, quella collettiva non giuridica (potendo certamente esserlo quella giuridica, “persona giuridica”) e si era deciso di chiamarla “soggetto” perché meglio generalizzante, comprensivo;
2.2 e per risolvere l’antica disputa se ’”erede” (dell’art. 22) potesse essere anche il “successore” della persona collettiva giuridica o non giuridica (come si sforzava di sostenere, al limite del lessico, la giurisprudenza del tempo), e si era deciso di chiamarlo “successore universale”, perché meglio generalizzante, comprensivo;
2.3 e, quando lo avesse appreso, avrebbe evitato di rendersi alieno alla interpretazione ed alla norma; o di farlo con eccessi rimarchevoli;
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Su una imputazione che sbriciola il furto complesso quando costituisca rapina...
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Inviato da Pietro Diaz   
mercoledì 26 novembre 2008
Contestandosi, da PM presso un Tribunale, nel capo B della imputazione, un delitto di tentata rapina “propria” (oltre che di tentato omicidio e di altri in altri capi), il capo A contesta la violazione di domicilio ex art. 614 cp (aggravata ex art. 61.2 cp dal fine di commettere la rapina).

Rapina, è noto, composta da furto e da violenza alla persona o minaccia, cioè, reato complesso di “primo tipo”, due reati elementi di un altro ( sempre elementi di un altro, o quasi sempre, come in questo reato, dove la violenza alla persona è reato quando raggiunga il grado delle percosse; in tal caso, la costanza della complessità la si vede solo legando l’astratto della previsione ed il concreto della realizzazione; allora, tuttavia è lecito dubitare della omologabilità di esso al “tipo” indicato), che li unisce e (per lo più differentemente) li (ri)denomina.

Rapina composta da furto, in ogni sua accezione legale, di reato circostanziato, complesso (di “secondo tipo”: oggi il furto di art. 624 bis è tale, almeno se sia commesso in luogo di privata dimora, con violazione di domicilio ex art. 614 cit, non anche se lo sia strappando la cosa ….., che non è, in sé, reato), di reato “generale” (detto “semplice”: art. 624 cp) o “speciale” (artt. 626, 627 cp).
Perché:
- se il furto complesso, or detto, non potesse comporre la rapina, questa non si avrebbe, con quello, benché si abbia ove il furto sia “semplice” ( con seguente disapplicazione della rapina al furto più grave che la animerebbe, contro le rationes in 3.1.2 cost (per quanto siano applicabili distinti reati, di furto, violenza alla persona o minaccia, in concorso formale o continuato);

- se i furti “speciali”, cennati, non potessero comporre la rapina, per quanto “minori”, non annientando il disvalore della rapina che animassero ( un “furto semplice” pluriattenuato potrebbe essere “minore” di essi), non sarebbero separabili da essa ( benchè ponibili in concorso formale o materiale con la violenza o la minaccia);

- se il furto circostanziato, da elementi non costituenti (in sé) reato, non potesse comporre la rapina, il caso sarebbe sottoponibile alla critica, essenziale, sub 2.
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