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Concorso per avvocatura 2010:
Stalking al candidato, col parere (in proposito) richiestogli all’esame per avvocato...
Fantasmagoria penalistica preelettorale
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Inviato da Pietro Diaz   
giovedì 11 marzo 2010

1. per art. 72.4 cost., in “materia….elettorale” (nazionale) deliberano “diretta”mente le Camere (cd: riserva di legge statale e di “assemblea”);

1.1 usurperebbe quel(la “esclusiva” di) potere legislativo, sovvertirebbe la legge costituzionale inerente, la deliberazione del Governo nella forma del “decreto legge” ex art. 77 cost;

2. per art. 122.1 cost, il “sistema di elezione” degli “organi della Regione (art. 121.1 cost) è deliberato “con legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica…”;

2.1. quando, per tale accento, la deliberazione (in materia) fosse “ripartita” tra Stato e Regione, usurperebbe il potere legislativo di questa, sovvertirebbe la legge costituzionale inerente, la deliberazione esclusiva statale (tanto più, per quanto detto, se “governativa”);

3. è “legge di interpretazione autentica” quella che interpreti giuridicamente (cioè con forza normativa generale), non giudiziariamente (cioè con forza normativa particolare), una legge (o una o più disposizioni di essa);

3.1 è (legge di) “interpretazione” perchè agisce (con la forza suddetta) nella “interpretazione giudiziaria” (cioè “dei giudici”, che ritenga scorretta, nella, o in taluna, espressione di essa);

3.2 è (legge di interpretazione) “autentica”, perché ne (può essere ed) è autore (esclusivamente) chi sia stato (impersonalmente) autore della legge interpretanda;

3.3. soltanto per tali condizioni (di funzione e di autore) essa, diversamente da ogni altra legge, (può essere ed ) è retroattiva (può regolare i fatti e gli atti precedenti essa);

3.4 il “decreto legge” governativo in materia elettorale, se fosse stato “interpretativo” (in realtà fu creativo, già per le “sanatorie”, mai ricavabili per “intepretazione” della legge antecedente), non sarebbe stato “autentico” (tanto più rispetto alla legislazione regionale…);

3.4.1 usurpava dunque il potere (legislativo) di “interpretazione autentica”, sovvertiva la legge costituzionale (implicita, inerente: era esplicita, all’art. 73, nello Statuto del Regno d’Italia);

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Illazioni varie sulle massime di esperienza in Cassazione...
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Inviato da Pietro Diaz   
venerdì 19 febbraio 2010
Inferenza...illazione...congettura...presunzione...massima di comune esperienza....parole con poco senso... in Cassazione...

Dubito che Cassazione faccia chiarezza in materia, con la sentenza sotto esposta:

1. anzitutto, che il "criterio di inferenza" o "regola generale" ( cioè il criterio "massimato", vd dopo) si applichi a "casi" "nuovi e diversi" rispetto a quelli che l'avessero generato (con le) dopo la esperienza di essi, è errato:

-poiché, se i casi "nuovi" fossero (casi) "diversi", quel criterio sarebbe inapplicabile, essendo applicabile solo nei casi simili, nell' "insieme situazionale" (ad esempio: concitazione degli scambi commerciali nelle fiere zootecniche), a quelli "genetici", non nei casi "diversi";

- dato che è la esperienza di casi simili, ripetuta nel tempo ed accertante ed assimilante ogni volta (o quasi), i loro "insiemi situazionali", che esprime quel criterio;

1.1 per ciò, la evocazione, in sentenza, di casi "diversi", pone in errore la identificazione del fenomeno;

2. che, poi, quel "criterio di inferenza" nasca "da un processo logico per il quale, date una o più premesse certe e plausibili, è possibile trarre una conclusione di carattere generale, appunto la massima di comune esperienza", moltiplica l'errore:

- giacché, quel "criterio", non nasce da un "processo logico" che poggi su "una o più premesse certe e plausibili", poiché nasce dai "casi", dalla loro osservazione esperienziale (cioè ripetuta), dalla rilevazione e constatazione delle simiglianze dei loro "insiemi situazionali" (come cennavasi),

- simiglianze che, costantemente evenienti e presenti, inducano a ritenere che (esse) siano e saranno, quante volte sia e sarà, il caso (inducono a ritenere, cioè, che sia e sarà la concitazione degli scambi commerciali quante volte siano e saranno le fiere zootecniche);

- inducendo quindi a "catalogarlo", il criterio di inferenza, tra le "massime" (i "resoconti" logici della esperienza, di un caso e di tutti i casi simili), le quali permettono (e impongono, "nel giudiziario"), di ritenere, l'"insieme situazionale" del caso, in tutti gli altri i casi simili,

- permettendo quindi di pensare, e dire processualmente, se sia certo ciò che è (inizialmente) incerto, certo per il criterio di inferenza, certa la sua inferenza (in specie, dalla concitazione degli scambi commerciali in quelle fiere, che l'assegno, ogni assegno, lì offerto, sia senz'altro accettato);
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Arrestare il popolo...
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Inviato da Pietro Diaz   
sabato 02 gennaio 2010
Stonata dal naso più bugiardo, la voce più bugiarda, tra quelle cupamente salienti dalla trincea della associazione "antimafia", ricordando con orgoglio l'esperienza giudiziaria vicina, benchè breve, traboccante di "sepolti vivi" nelle carceri italiane, disinibita, cadenzava, al microfono di una radio nazionale ossequiosamente diffonditrice, che la legge parlamentare del reato di associazione di tipo mafioso aveva compiuto una "rivoluzione copernicana", nella strategia persecutoria delle mafie. Implicando sibillinamente, per l'ignaro diffusore e l'incolto ascoltatore, che, mentre nell'antico "sistema tolemaico" il persecutore doveva comunque vedersela con reati (di omicidi, ferimenti, rapine, estorsioni, incendi, "attentati"), con le loro impervie fattualità, giuridico penali, le non meno impervie ascrivibilità (attribuzioni personali), giuridico processuali, impervietà rifiutanti facili e petulanti vaniloqui sostitutivi, reità "parlate", non inverate; al contrario, nel "sistema copernicano", che aveva scoperto la riducibilità del reato al reo, la sufficienza giuridica, penale e processuale, di questo, al persecutore bastava reperire uno stile di vita, individuale o collettivo, "di tipo mafioso", un reo di ciò solo (di sè solo cioè), per avere il "reato", e per seppellirlo, per seppellirne moltitudini. Il "sistema", d'altro canto, dava l'agio, ulteriore, di semplificare l'ascrizione "personale" dei vetusti reati fattuali ( di omicidio, di rapina....), avendo scoperto, ad un tempo, il "teorema" per cui, poiché in terra di mafia, nulla, tanto meno un reato dei suddetti, potrebbe avvenire senza che la mafia voglia, esso sarebbe divenuto "automaticamente" ascrivibile all'insieme, e a ciascuno, dei suoi membri.
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