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Concorso per avvocatura 2010:
Stalking al candidato, col parere (in proposito) richiestogli all’esame per avvocato...
Legge penale di guerra?
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Scritto da Administrator   
sabato 07 gennaio 2012
Legge penale di guerra?

La legge penale codifica l'annientamento personale del suo destinatario;
con la incarcerazione (che lo introduce in cubicoli che gli tolgano ogni facoltà, animale e umana, talora l’esistenza, che, nella “incarcerazione per sepoltura” detta 41 bis, è un mistero inesplicato), ne attua, meticolosamente, l’ annientamento;

per cui, essa, con bella astuzia intertemporale, ha accoppiato carcere e pena corporale, contro la storia che aveva escogitato il primo a superamento “umanitario” della seconda (la quale, peraltro, sopravvive al primo, allorchè, perdurando, quale indelebile marchio d’infamia, sul corpo dello scarcerato, lo perseguita fino alla tomba);

ora, essendo, l’annientamento personale, nella estensione che gli assegna la “generalità” della sua fonte, evento e scopo della guerra, non della pace, della relazione al nemico, non all’amico (o ad altri), la legge penale muove guerra (pur a non alta intensità), ai suoi destinatarii;

e poiché, per lo più, entro essa, l’illecito è anche lecito, il vietato è anche permesso, il male è anche bene (“prelievo mafioso” e prelievo fiscale, appropriazione comune e “appropriazione” bancaria, spaccio comune e “spaccio” di Stato, strage comune e strage di Stato…), ed i primi (termini, di quegli opposti) hanno a destinatario il popolo, i secondi, i suoi “istitutori”, la legge penale muove guerra al popolo;

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Sull’esercizio abusivo della professione, ex art. 348 cp, dai tutori giuridici del parafango
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Inviato da Pietro Diaz   
lunedì 18 aprile 2011
I Consigli degli Ordini degli avvocati quali persone offese del reato.

1. il reato punisce chi eserciti “abusivamente” una “professione” perché privo della “richiesta” “speciale abilitazione dello Stato” (art. 348 cp);
1.1 la quale è regolata (peraltro, dall’ “Ordinamento delle professione di avvocato”…), all’art. 20 e ss RDL 1578/1933 (abilitazione per esame di Stato);
1.2 e tuttavia è efficace (quanto a esercizio professionale di essa), alle condizioni in art. 17 e s, 24 , 31 RDL cit. (presupposti della iscrizione, e iscrizione, all’Albo degli avvocati);
1.3 l’esercizio della professione di avvocato postula dunque sia la abilitazione dello Stato sia la iscrizione all’Albo;
2. tale seconda condizione, peraltro, è (interamente) rimessa alla ricognizione (vincolata o discrezionale), all’accertamento, alla dichiarazione ed alla amministrazione (controllo delle subcondizioni della permanenza o della cessazione di essa) del Consiglio…;
2.1 come chiaramente appare all’art. 16 RDL cit (“tenuta” dell’Albo);
2.2 ed è particolarmente marcato all’art. 1 RDL cit.:
2.2.1 per cui è inesercitabile la professione se non dall’(abilitato) iscritto all’Albo;
3. e la eserciterebbe “abusivamente”, chi non lo fosse, nel senso proprio di cui all’art. 348 cp;
3.1 ciò per richiamo espresso, dalla disposizione in art. 1 cit, sia “in funzione di struttura” (per dare o per avere, in questo caso per dare, un precetto) che “in funzione di disciplina” (per dare o per avere, in questo caso per avere, una pena), della disposizione in art. 348 cp (art. 1.2 RDL cit);
4. in altre parole, per RDL cit, l’esercizio “abusivo” della professione (di avvocato) si ha non solo alla condizione espressa in art. 348 cp (mancanza di abilitazione), ma anche a quella espressa in art. 1.2-348 cp (mancanza di iscrizione all’Albo anche dell’abilitato);
5. è dunque palese che il Consiglio (in parola), titolare del (potere organizzato di porre o di togliere) la condizione dell’esercizio della professione di avvocato ( l’Albo e l’iscrizione o la cancellazione in esso), è contitolare (esplicito) del bene giuridico (complessivamente) tutelato in art. 1.2- 348 cit;
5.1 e conseguentemente persona offesa ex art. 120 cp (nonché ex art. 74cpp);
6. d’altronde, l’imputato sarebbe stato non abilitato e non iscritto;

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...concussione, prostituzione, giudizio immediato, per la magistratura...
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Inviato da Pietro Diaz   
lunedì 28 febbraio 2011
Il "giudizio immediato" circola, nel codice processuale, insieme al "giudizio direttissimo", sulla variante al tracciato che porta la "azione penale" (l’unica, tra le “azioni” istituzionali, che umilii l’accusato davanti la opinione pubblica prima di una condanna, e, dopo, ne incarceri gli avanzi dalle antecipazioni “cautelari”, per esclusiva mano del "pubblico ministero", autocrate dunque, sovraneggiante su moltitudini), al giudizio di un giudice, in “udienza preliminare”, di fronte la difesa (a “riparare”, prima che sia troppo tardi, l'accusato in pezzi) ;

giudizio, sulla "azione penale", mai visto prima, nella storia dell'Italia unita (e inunita), sorprendente scatto d’orgoglio della “giurisdizione”, sul "giudiziario", innescato dalla volontà parlamentare, a dispetto, mai tollerato, del “pubblico ministero” (nel codice neonato, quello della “procura presso il tribunale”, non della “procura presso la pretura”, esonerato, da quel giudizio e, per ciò, non avente facoltà l’ “immediato”, perché non troppo “malefico”; poi, egli sarà destituito, insieme al pretore, perché non abbastanza “malefici”, dal primo, e dal suo tribunale, continuando a godere dell’esonero pur gerendo ben più gravi maleficii) ;

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