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Concorso per avvocatura 2010:
Stalking al candidato, col parere (in proposito) richiestogli all’esame per avvocato...
Su un solito concorso per avvocatura PDF Stampa E-mail
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PeggioreMigliore 
Inviato da Pietro Diaz   
venerdì 29 dicembre 2006

PROLOGO
Una sottocommissione per l’esame di avvocato, al “compito di diritto civile” in “espositiva” del seguente ricorso, ha dato voto “alfanumerico” (che vuol dire privo di qualunque segno oltre quello che lo esprima, privo di motivazione per qualunque ulteriore segno verbale o grafico, fosse pure un tratto di “matita rossa e blu”, e per ciò, vuol dire, assolutamente al riparo, quale, niente meno, “verbo infallibile”, da qualunque controllo, e critica, in forma giudiziaria e giurisdizionale) “venti”.
Orbene, che voto dareste voi alla sottocommissione?

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

……………………………….

RICORSO
CON ISTANZA CAUTELARE

di……………………………

CONTRO
IV Sottocommissione per l'esame di avvocato anno 2005/2006 in persona del suo Presidente pro tempore, ..............
Contro
Commissione per l’esame di avvocato anno 2005/2006 in persona del suo Presidente pro tempore……..
Contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro in carica………

Per annullamento, previa sospensione, del giudizio di non ammissione del ricorrente alle prove orali dell’esame di abilitazione alla professione di avvocato, pubblicato ……… del verbale di correzione degli elaborati del ricorrente : IV Sottocommissione ……………e del giudizio alfanumerico “venti” relativo al “diritto civile” in esso contenuto, e di ogni altro atto presupposto conseguente o comunque connesso;
****
Il ricorrente ha partecipato al concorso per l’iscrizione all’Albo degli avvocati, indetto dal Ministero della Giustizia, con decreto 23 giugno 2005, per i giorni 13, 14 e 15 Dicembre presso la Corte di Appello…...
I suoi elaborati scritti , come quelli degli altri concorrenti, sono stati trasmessi per la correzione alla Commissione di esame istituita presso la Corte di Appello di
La quarta Sottocommissione ….. esamina gli elaborati del ricorrente contraddistinti con il numero e assegna i seguenti voti: “ codice civile 20“ ; “codice penale …..” , “atto giudiziario …..(nella sufficienza ndr) ;
Il mancato raggiungimento del punteggio minimo (90) determina la sua esclusione dalla prova orale.
Questo il “Parere motivato in materia regolata dal codice civile” svolto dal ricorrente:

Parere N° 1 #
“Il contratto a favore di terzo, disciplinato all’art. 1411 c.c., che costituisce il suo schema legale generale, da combinarsi poi con i diversi tipi di contratto previsti dalla legge (tipici) od anche solo conosciuti dalla pratica negoziale ( atipici; ma anche nominati ed oramai tipizzati: esempi ne sono i contratti di “leasing “ e di “factoring”), costituisce un’eccezione al principio contenuto nell’art. 1372 I c c.c. (“il contratto ha forza di legge tra le parti”) in quanto il beneficiario della prestazione non è una parte del contratto, ma un terzo estraneo allo stesso. Le parti del contratto a favore di terzo sono lo stipulante ( dal lato attivo della obbligazione) ed il promittente ( dal lato passivo). Il terzo è colui che attraverso la propria adesione ( che può essere espressa o tacita, per “facta concludentia”) al contratto, rende questo immodificabile ed irrevocabile ( si tratterebbe di una mera “condicio iuris”) acquisendo i diritti che altrimenti ( in mancanza dell’adesione) resterebbero fermi in capo allo stipulante. La deroga richiamata al principio di cui all’art. 1372 c.c. è consentita in virtù del fatto che per il terzo si producono solo effetti favorevoli.
Ora, nello schema astratto di cui all’art. 1411 c.c. ( che infatti si trova nella parte sui contratti in generale, titolo II, libro IV c.c. artt. 1321-1469), possono essere contenuti, come sopra osservato, contratti tipici ( o tipizzati), atipici, nominati, innominati, misti, collegati ecc. Tra questi, per potere fornire un parere sul caso in esame, è necessario prendere in considerazione quelli atipici e quelli misti. Con l’avvertenza che si tratta di classificazioni disomogenee, accomunate solo dal riferimento ad uno degli elementi essenziali del contratto: la causa ( art 1325 n°2 c.c.). La norma cardine dei contratti atipici si rinviene nell’art. 1322.IIc,c.c. : principio della libertà per i privati di concludere contratti atipici purchè diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico. Vi sono a questo proposito diversi contratti creati dalla pratica commerciale ( sia singoli, per così dire, che misti o collegati), quindi atipici, che vanno via via tipizzandosi per il costante reiterarsi della negoziazione con caratteristiche di uniformità della disciplina contrattuale concreta. Si sono in precedenza richiamati il “leasing”, il “factoring” cui si aggiungono certamente il contratto di viaggio, quello di albergo e di “residence”:
Accade poi che, sempre in ossequio al principio di cui all’art. 1322 II c, c.c. i privati concludano contratti ( tipici o atipici lo si vedrà tra breve) aventi una funzione economico-sociale (causa) risultante dalla fusione o combinazione di più cause distinte. Cause che possono essere proprie, alcune di contratti tipici, altre di contratti atipici. Tuttavia il risultato più frequente in tema di contratti misti è dato dalla fusione di cause di più negozi tipici ( aventi ciascuno una propria causa autonoma e ben definita) al fine di creare un regolamento di rapporti tra i contraenti non rinvenibile in alcuno dei contratti tipizzati dal legislatore ( esempio pratico risulta essere il contratto di viaggio). Ma ciò ( che rappresenta l’ipotesi più frequente) ha lasciato comunque uno spazio anche ad un’altra tipologia di contratti misti: quelli creati dalla fusione di un contratto tipico con uno atipico. Con la conseguenza che mentre nel primo caso l’interesse economico perseguito poteva nella quasi totalità dei casi considerarsi unitario, nel secondo, tale carattere viene sempre più a mancare e, difatti, si è dovuti ricorrere al cosiddetto meccanismo dell’assorbimento o prevalenza, in base al quale la disciplina applicabile al contratto concluso dai privati ( che risulta atipico, come anche nel primo caso, in quanto non previsto dalla legge come tipo negoziale, ma solo dalla pratica commerciale) è da rinvenirsi nel contratto che, in base alle regole di interpretazione ( artt. 1362 e segg.) risulta avere la causa prevalente nel rapporto concreto.
Nel caso in esame ci troviamo di fronte ad una combinazione (solo apparente) tra un contratto di locazione (tipico e nominato) ed un contratto di albergo e/o di “residence” ( atipico). Facendo applicazione delle regole di interpretazione predette, tuttavia, si può immediatamente osservare che l’intenzione delle parti ( almeno quella dello stipulante Caio) non era quella di rendere beneficiario Sempronio e la sua famiglia, della prestazione derivante da un contratto di albergo ( che malgrado atipico, risulta al giorno d’oggi sufficientemente tipizzato dalla prassi negoziale) nell’ambito di una vacanza in un camping turistico, ma quella di fornire a degli sfrattati un alloggio che fungesse da casa di abitazione per potere soddisfare bisogni di ordine primario.
Onde si osserva, in conclusione, quale legale di Tizio, che nel caso di specie risulta applicabile (per il criterio della prevalenza) la disciplina del contratto di locazione di cui all’art. 1571 e segg c.c., con la possibilità di intentare un’azione giudiziaria nei confronti dello stipulante Caio, giacchè non risulta in alcun modo che egli abbia concluso il contratto di locazione esercitando poteri derivantigli da una delibera del Comune di Zeta ( quindi senza rapporto di immedesimazione organica) per domandargli oltrecchè il prezzo della locazione bimestrale pattuita, anche la restituzione della cosa locata ( art 1590 c.c.)nonché il danno per tutto il tempo della ritardata restituzione ( art 1591 c.c.).
Nessun dubbio sul fatto che l’azione da esperirsi vada indirizzata solo nei confronti di Caio e non di Sempronio che, in qualità di terzo non risulta essere parte del contratto di locazione ( anche se di fatto ne è terzo beneficiario ex at. 1411 c.c.), né sostanzialmente né formalmente, in quanto a suo carico non possono sorgere obbligazioni nei confronti del promittente Tizio, come recentemente ribadito anche dalla giurisprudenza di legittimità (Cass 05/1150)”
In calce all’elaborato, oltre la firma illeggibile del Segretario e del Presidente, : “Voto:20 (Venti)”.
Nessun segno grafico di correzione è apposto dalla Commissione .
*******

Anzitutto:


1. La scrittura di superficie è plastica, conforme a quella più alletterata in ambito, senz’altro sopra quella comune contemporanea, certamente abbassato da influenze scolastiche, via via soprapponentisi, scisse dalle matrici classiche (il latino, il greco, l’italiano più prossimo, i licei professanti, le gnoseologie promananti), influenze meno atte, per “alterità” linguistiche, alla “precomprensione” e “comprensione” (Gadamer) della complessità letteraria a quelle matrici risalenti;

1.1 la scrittura sottostante, quella più prossima ai contenuti del pensiero giuridico, la scrittura giuridica, di lingua giuridica, coerisce esso manifestandone via via l’estensione e lo spessore;

1.2 la lingua complessiva del compito è essenzialmente giuridica, insieme alla gnoseologia che attesta (non potrebbe parere dunque una stranezza anamnestica che il suo utente abbia concluso la carriera scolastica nel voto di 110 su110, oltre che essersi nutrito alle matrici classiche cennate);

1.3 le sue infrastrutture: grammaticale, lessicale, letterale, sintattica, logica, retorica, basano ineccepibilmente e animano prontamente l’atto espressivo del pensiero;

1.4 la struttura sillogica del discorso, dalla posizione delle premesse alla loro proiezione, per induzioni o deduzioni sorrette sempre dalle rispettive regole, alle conclusioni, è innegabile;

1.5 la postura “ermeneutica” ed “interpretativa”, ben intenta alla lettura semiologicamente adeguata dei testi giuridici.

1.6 la sovrastruttura metalinguistica, il linguaggio metagiuridico della lingua giuridica, quella che sorregge la c.d dogmatica (giuridica), destinata alla ordinazione del suo oggetto, è ampiamente frequentata, dallo scrivente, che pare financo prediligerla (come chi preferisse collocarsi su altezze speculative maggiori di altre: vedi l’ampio prologo, destinato alla messa a punto dogmatica, o teoretica, dell’oggetto);

1.6.1 la “familiarità” ad essa parrebbe il segno più marcato della personalità “giuridica” dello scrivente;

2. basterebbe ciò a rendere incomprensibile, o, alternativamente, bisognoso di (prodigiosa) motivazione del contrario, il punteggio valutativo dato dalla Commissione al compito (“venti”, equivalente al “quattro” delle scuole primarie, a “totalmente insufficiente”!);

2.1 giacchè una valutazione che non solo non apprezzasse quanto evidente ma neppure lo vedesse, anzi neppure lo sospettasse o sospettandolo, o vedendolo, non lo abbassasse motivatamente alla misura del voto; una valutazione che, diagnosticamente ( staticamente), dinanzi al compito, non ne cercasse e cogliesse il “tasso” di “giuridicità”, del pensiero cognitivo e deliberativo inerente; che, prognosticamente (dinamicamente) non predicesse se la lingua parlata dal concorrente possa e prometta la immedesimazione culturale nell’ambito, (financo) oltre la media; ebbene quella valutazione sarebbe affatto inadeguata al ruolo!

2.2. perfino se la soluzione del compito fosse errata, giacchè l’errore, quale disvalore, sarebbe marginale rispetto al valore culturale del resto, serberebbe dignità, non potrebbe, mera parte, accidentale e incidentale, di un tutto compatto, commisurarsi a questo.

2.2.1 e tuttavia la soluzione del compito è esatta, e la valutazione che, inatta ad apprezzare il “tanto”, su illustrato, atta che ad apprezzare il “poco”, a non più che al banale raffronto, della soluzione, a quella accreditata dalle apposite riviste (ma già desumibile dalla letteratura, se non dalla scienza, preesistenti!), e alla rilevazione meccanica della conformità, la valutazione, si diceva, che non si fosse attenuta (non si fosse limitata), realisticamente, a ciò, a scanso di imprudenza, di pericoloso eccesso, di danno culturale (oltre a sé stessa, giacchè se il compito è “prova” della competenza del concorrente la sua valutazione è “prova” della competenza del valutatore!) al concorrente, abusando inammissibilmente del suo ruolo, è illegittima (anzi illecita!).

3. d’altronde il compito è e appare (pienamente) conforme ai criteri di valutazione e di valore definiti dalla Commissione presso il Ministero della Giustizia per esame di avvocato sessione 2005 (riunione 19.12.2005 ( verbale n. 2):

a) chiarezza, logicità e rigore metodologico dell’esposizione con conseguente dimostrazione da parte del candidato della propria capacità di argomentare in maniera corretta e compiuta ( si è già detto, implicitamente ed esplicitamente);

b) dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici da inquadrare nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento vigente (basti ricordare, oltre la qualità della soluzione dei problemi posti immediatamente dal tema, l’incremento metalinguistico di essi e le relative soluzioni allo stesso livello);

c) dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati (l’ampio prologo del compito è dedicato pressoché totalmente a dare tale dimostrazione);

d) dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà con relativo collegamento sistematico (tali profili mancavano nel tema, che neppure li implicava, eccetto quello, amministrativistico, della investitura, di Caio, per delibera di Giunta del “Comune di Zeta“, profilo che, meglio che non sfuggito, al concorrente, egli ha doviziosamente posto);

e) dimostrazione, relativamente all’atto giudiziario, della padronanza delle tecniche di persuasione, nonché della consapevolezza del rispetto di termini e formule previsti a pena di nullità (inapplicabile al “parere”);

f) proprietà di linguaggio ed uso di appropriata terminologia giuridica (si è già detto, implicitamente ed esplicitamente);

g) rispetto della grammatica, della sintassi e dell’opportunità di chiarezza ortografica (si è già detto, implicitamente ed esplicitamente);

3.1 criteri che sovrastavano eteronomicamente l’atto valutativo della quarta Sottocommissione per gli esami di avvocati in……. , la quale peraltro ha dichiarato di recepirli, e di integrarli, come narra il verbale della 12 adunanza …….., con criteri del seguente tenore:

a) ogni commissario e la Commissione nel suo complesso , nell’esprimere la valutazione numerica su ogni elaborato scritto, terrà conto, applicandoli concretamente a ciascun elaborato, dei singoli criteri di valutazione sopra trascritti;

b) ogni commissario e la Commissione nel suo complesso opererà in modo che il punteggio complessivo espresso su ciascun elaborato scritto sia la risultante delle specifiche valutazioni relative ai medesimi criteri sopra trascritti;

c) ogni Commissario e la Commissione nel suo complesso opererà inoltre in modo che il punteggio numerico complessivo indicante sinteticamente la valutazione tecnica compiuta dalla Commissione per ogni elaborato scritto , costituisca altresì anche la sommatoria dei punteggi che ogni Commissario ha inteso assegnare al candidato

d) quanto sopra resterà fermo per tutte le sedute che saranno tenute dalla Commissione per la correzione degli elaborati scritti dei candidati di…….. agli Esami di Avvocato sessione 2005 “

3.2 dove, in vero, i “criteri” in a), b) sonano non altro che professioni di fede(ltà) ai criteri eteronomi, tutt’altro che espressione di autonomia (cosa invero tanto singolare da non potersi tacere: un organo vocato ad esercitare autonomia negli interstizi o nei margini della eteronomia professa fede in questa, votandosi totalmente alla eteronomia, senza neppure avvertirlo, anzi, avvertendo, illuso, di fare altro, autonomia; altro che semmai sta (..rebbe, se fosse “criterio) solamente in c), ove si auspica la “sommatoria” (sic) dei “punteggi” di “ogni commissario” qual “punteggio complessivo” della Commissione ( come se elementi di calcolo che denominabili “addendi” potessero non essere programmati soltanto alla “sommatoria”… E come se, d’altronde, il numero, cioè un segno indicativamente assoluto, che esprima il punteggio, potesse ad un tempo essere e non essere “complessivo” !);

4. orbene, della applicazione dei succitati criteri, quelli eteronomi e quelli “autonomi”, nella valutazione della sottocommissione invano se ne cercherebbe traccia, non solo nel verbale relativo, o, sostitutivamente, nei fogli (divenienti quindi documento-verbale dell’atto valutativo) del compito (un colore, un tratto di penna, un segno, che evocassero approvazione o disapprovazione, semplici, se non provviste del motivo retrostante). Dunque essi sono stati tralasciati, nel compimento dell’atto valutativo, discrezionale intuitivamente (ma anche “per definizione”, poiché munito ex ante di criteri che ne indirizzino le opzioni cognitive e deliberative, altrimenti “naturalmente” libere);

4.1 e se è impensato, impensabile, nella scienza giuridica ( e politica!) che la “discrezionalità” foggiante gli atti giuridici pubblici non predeterminati(bili) nella opportunità, o nei mezzi o nei fini (particolari), o nel modo del rapporto tra essi, o in altro, non sia “normata” (per etero o auto nomìa) , munita di (al meno) un criterio (dalla “fonte” che li responsabilizzasse, nell’interesse pubblico): quando fosse pensato, o pensabile, da un lato (sciaguratamente) non la si distinguerebbe dall’”arbitrio mero” (a quanto si sappia bandìto oramai dalla sfera pubblica, luogo degli interessi generali e dunque della sovranità popolare, per ciò “repubblicano” e “democratico”), dall’altro sarebbe commessa semioclastìa, distruzione del “significante” per incomprensione (se non travisamento becero) del “significato” (discrezionalità è l’”istituto” della “discrezione”, che è il prodotto, o l’ambito, o il presupposto, del discernimento, che è il prodotto del discernere che è l’atto d’uso del criterio: già detto “cribrum”, e dei suoi derivati: discreto etc.; insomma, chi lo pensasse, al pari di chi lo praticasse, non saprebbe di che si occupi);

4.1.1 allora, non compiendosi “discrezionalità”, nell’atto giuridico in questione, compiendosi “arbitrio mero” ( e ne basterebbe il sospetto per suscitaredisgusto nell’area sociopoliticogiuridica), non solo la deontologia, di esso (atto), financo l’ontologia l’”attore” ( la Sottocommissione) ne avrebbe disperso [ECCESSO DI POTERE];

5. per giunta, nonché non aversi traccia della applicazione dei criteri (eteroautonomi), si ha tosto prova palese della loro disapplicazione, perché essendo (più o meno, e, quindi, a colpo d’occhio o ad osservazione) riflessi dal compito, “applicati” da questo (per quanto sopra rilevato), il valutatore che li ha misconosciuti li ha disapplicati; e, anzi, in quanto precetto del suo contegno (nella “attività” amministrativa), li ha violati (violati da chi ha ritenuto possibile e lecito sostituire, all’impersonale, perché etero o auto nomato, prodotto giuridico pubblicamente auspicato e atteso, “produzione propria”, perfino quella che fosse, che potesse essere, nell’atto totalmente fortuito del suo farsi [VIOLAZIONE DI LEGGE];

6. ciò che renderebbe superfluo entrare nella disputa se il “voto alfanumerico” recante la valutazione sia motivativo, o (solo) espressivo, del contenuto dell’atto ( parrebbe assumerlo nel secondo senso la Sottocommissione, per la quale [punto c) della “criterologia” sub 3] esso indicherebbe “la valutazione numerica”, quella che starebbe in un numero, ), superflua la “fenomenologia” della motivazione (assente o insufficiente o illogica…..), appresa, della valutazione concreta (per ricognizioni e cognizioni certamente “discrezionali”, assicurate tuttavia dal “sapere del tempo e dell’ambito”, dalle nomologie nutrienti esso, “equipaggiate” quindi da “leggi scientifiche di copertura”), la sua totale difformità da quella debita:

6.1 la valutazione è illegittima, per violazione delle “leggi di copertura” (estese ad ogni zona: linguistica lessicale logica giuridica….);

6.2 e comunque è illegittima per violazione della criteriologia pubblicamente imposta : illegittima per violazione di “legge”;

7. d’altro canto, e tuttavia, se la criteriologia in parola veicola la formazione dell’atto, se essa è (pre)forma, “stampo” dell’atto: essa sopravverrà legislativamente a rinforzare la lotta all’”arbitrio mero”, all’”eccesso di potere” non fenomenologico ma reale, effettivo, all’”abuso del potere” (un arbitrio alla portata, e ad attrazione, di chiunque potesse siglare con un tratto di penna, semiologicamente pari al “pollice verso”, la sorte civile altrui, non prima di quella, culturale, propria, nondimeno), incline tanto al dispotismo quanto all’intrigo facinoroso (ad esempio, quello della deflazione dell’avvocatura per fine di trust, o all’occultamento della incompetenza, o ad altro…), se solo la sua applicazione genera la forma dell’atto, è illegittimo per violazione di legge quello che ne fosse privo;

7.1 l’applicazione di essa d’altronde permettendo l’esplicazione motivazionale delle ragioni dell’atto, “fenomenizzando” insostituibilmente la motivazione, “teorizza” perfettamente, ante litteram (rispetto all’art. 3 L. 241/’90) che (e come) l’assenza della motivazione sia e possa essere vizio di legittimità per “violazione di legge”;

7.1.1 come sia assolutamente immotivante, immotivato, il “voto alfanumerico” , e debba stare comunque, a qualunque costo, fuori dell’ ”ordine pubblico” dell’atto giuridico (discrezionale);

7.1.2 illegittimo per violazione di legge, si diceva sub 7, oltre che per eccesso di potere effettivo e reale, nonché, ovviamente, “sintomatico” : la criteriologia imponendo la motivazione della valutazione, ridurrebbe finalmente il “voto alfanumerico” a impronta di essa nell’interesse (minore me rilevante) della speditezza del traffico relativo; la motivazione avvererebbe ed esprimerebbe la criteriologia, non solo quando la valutazione sia negativa ( rispetto a questa invero è oramai avviato il riconoscimento della inomissibilità della motivazione#) ma anche quando sia positiva, poiché anch’essa minacciosa di eccesso di potere reale ed effettivo, di abuso del potere (ad esempio, per la promozione di un ceto in aree socioeconomicamente depresse). D’altro canto, producendo, la valutazione de qua, una abilitazione dello stato all’esercizio di un servizio di pubblica necessità (la cui rilevanza sociale non si trae abbastanza dalle definizioni), che il processo produttivo sia, da un lato, affidato ad arbitrio mero, dall’altro, e per ciò, che sfugga al controllo popolare, che non sia stato guarnito di “interessi legittimi” che lo “contengano” nel punto, cruciale, della esplicazione della valutazione, che non lo sia stato al lume costituzionale del controllo giurisdizionale del processo ad istanza di parte (del popolo), in art. 113 cost., è affatto impensabile, o, altrimenti, inammissibile, illegittimo.
La motivazione avverativa, attestativa (dell’uso) della criteriologia è dunque requisito dell’atto valutativo, inomissibile a pena di nullità [quanto costituisca un atto, mancando, lo destituisce, la nullità ne è suggello e reazione istituzionali, operanti quindi, in materia, anche in assenza di apposita previsione]. Anche per ciò la sua mancanza porta VIOLAZIONE DI LEGGE.

8. rispetto al verbale della 116° adunanza, di valutazione dei compiti, non è dato apprendere il numero dei valutati, per la genericità dell’indicazione: “dal n. 1215/1232…1263”; apprendimento che permetterebbe la misurazione dei tempi della singola valutazione (dividendo i minuti: 345, per la somma si esse);

8.1. il numero potrebbe corrispondere a 57 considerando la progressione dal n. 1215 al 1232 ed aggiungendo a questi il n. 1263 (19 concorrenti, posto che ogni numero corrisponde ad un concorrente, non ad un compito);

8.2 essendo desumibile anche dall’indicazione a margine (del compito n. 1225), del n.11, forse a significare l’undicesimo compito della sessione di correzione (partendo dal 1215);

8.3 premesso ciò il tempo della singola valutazione corrisponderebbe a 6 min., e comprenderebbe la frazione necessaria alla sua formazione mediante subformazione e relativa raccolta di quella di ciascun commissario, del “punteggio” di ciascuno, della “sommatoria” di tutti i punteggi, della conclusione in “valutazione complessiva” (terminologia quella marcata, del “criterio” sub c) autonomato), della sua “espressione” etc.;

8.4 ora la mera “lettura”, intesa come verbalizzazione o mentalizzazione dell’insieme grafico del compito in questione, non come riflessione e tanto meno valutazione, una sola “lettura” quella di un solo commissario (per esperimento medio) impone cinque minuti e 46 secondi!;

8.5 dunque è mancata la riflessione, la valutazione non sarebbe neppure fantasticabile, del singolo commissario; ancor più quella della “commissione nel suo complesso“ ( criterio autonomato);

8.5 e quando sia ritenuto, ma per assurdo ovviamente, che la “lettura” congiunta (un “lettore” per tutti, o tutti lettori contemporanei), corrisponda temporalmente a quella singola, l’inferenza, della omissione della riflessione e della valutazione non muterebbe neppure minimamente;

8.6 ecco perché è mancata la motivazione: perché ne sono mancati gli strumenti: della assunzione dell’’oggetto, della riflessione di esso, della valutazione dell’oggetto riflesso; insomma della comprensione mediante precomprensione (vd. sopra);

8.7 perché, in definitiva, è mancato l’atto giuridico, pur imposto (in questa mancanza da omissione rimproverabile sta vizio di legittimità per violazione di legge, ma, radicalmente, della legge impositiva, costitutiva nel “traffico giuridico”, dell’atto, ben più avanzata della legge modellativa di esso, della legge corredativa della sua motivazione, e di quella evidenziativa dell’eccesso di potere reale e sintomatico);

9. annunciata peraltro, tale strutturale mancanza, da quella del “processo verbale” dell’uso dei criteri (eteroautonomati) dalla “Commissione nel suo complesso”; accompagnata da quella della indicazione dei voti espressi da ciascun commissario;

9.1 peraltro la prima, mancanza, annunciata a sua volta, dalla prefigurazione, in un verbale prestampato di adunanza (n. 116 del 31.5.2006), di comportamenti venturi: “si dà atto che tutti i commissari in relazione ai tre elaborati , hanno indicato lo stesso punteggio”!) [VIOLAZIONE DI LEGGE ED ECCESSO DI POTERE SINTOMATICO];

10. si denuncia disparità di trattamento ( eccesso di potere) per diversa valutazione di compiti omotematici (dei quali si chiede l’acquisizione) ;

11. si denuncia inoltre l’omissione di adozione di misure che garantissero imparzialità ulteriore #.
Onde, il ricorrente

CHIEDE
IN VIA CAUTELARE E URGENTE
che il Giudice , ritenuto sussistente il fumus boni iuris integrato dai motivi del ricorso e il pregiudizio grave e irreparabile per impedimento a partecipare alle prove orali in corso ( Tar Toscana sez II ordinanza 5.9.2001 n. 1787), ex art 21.8 L. 6.12.1971 n.1034 come modificata dall‘art 3 L. 21.7.2000 n. 205, sospenda il provvedimento impugnato e ammetta, con riserva, il ricorrente alle prove orali
Nel merito

CONCLUDE
Perché, per i motivi indicati, congiuntamente o alternativamente considerati, siano annullati gli atti impugnati e ogni altro atto presupposto conseguente o comunque connesso adottando tutti i conseguenti provvedimenti anche a garanzia della imparzialità della nuova valutazione;
Ai fini della determinazione del contributo unificato, dichiara che il valore del procedimento è indeterminato;

Produce:
1 copia autentica parere motivato in materia regolata dal codice civile svolto dal ricorrente;
2. Copia informale dei tre elaborati;
3. Copia autentica verbale…………………;
4. Copia autentica Verbale ……………..
5. Richiesta dette ……;
6. Giurisprudenza pertinente;
7. Dottrina;
8. Sentenza della Corte di Cassazione 20.1.2005 n. 1150;
9. Verbale ………….
10. In via istruttoria, chiede che il Tribunale acquisisca tutti i pareri svolti sullo stesso tema dai candidati e corretti in ……. ( rileva per quanto sub 10);
11. e perché acquisisca tutti i i compiti corretti il giorno …… dalla IV sottocommissione nella adunanza n. ……., disponendo, se ritenuto necessario, CTU per accertare se sia possibile, nel tempo della riunione, la loro mera lettura ad alta voce.
…………………………………
…………………………..
EPILOGO (momentaneo)

Il tribunale adìto non ha concesso la “sospensiva”, non celando di condividere l’”orientamento giurisprudenziale” della sufficienza, alla integrazione del (l’atto amministrativo valutativo, motivazione compresa, del ) giudizio del “compito”, il voto “alfanumerico”.
Non celando quindi, in vero, Esso, organo sorto a dichiarare, a richiesta e tutela del cittadino che lo solleciti, il diritto ed il giusto (sorto a tenere “giurisdizione”) sopra il torto e l’ingiusto (pur solo sospettabili), della Autorità amministrativa, che questa può, talora, deliberare sovranamente, incontrastabilmente (e impunemente).
Or bene: Lo condividete Voi?

Pietro Diaz

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