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Su un tema della terza giornata concorsuale PDF Stampa E-mail
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PeggioreMigliore 
Inviato da Pietro Diaz   
sabato 22 gennaio 2005
Atto giudiziario in materia di diritto penale

Tizio, tratto a giudizio, veniva successivamente condannato dal Tribunale di Roma territorialmente competente, per il reato di furto, aggravato dall'uso del mezzo fraudolento, di una lampada a basso consumo preventivamente occultata in una confezione vuota di un altro prodotto di un costo più basso.
Risultava accertato che l'imputato aveva sottratto la merce presso un grande magazzino corrispondendo alla cassa un prezzo assai inferiore a quello di vendita.
Il candidato assunte le vesti del legale di Tizio rediga l'atto ritenuto più opportuno evidenziando la problematica sottesa alla fattispecie in esame.

Atto giudiziario in materia di diritto penale

Tizio, tratto a giudizio, veniva successivamente condannato dal Tribunale di Roma territorialmente competente, per il reato di furto, aggravato dall'uso del mezzo fraudolento, di una lampada a basso consumo preventivamente occultata in una confezione vuota di un altro prodotto di un costo più basso.
Risultava accertato che l'imputato aveva sottratto la merce presso un grande magazzino corrispondendo alla cassa un prezzo assai inferiore a quello di vendita.
Il candidato assunte le vesti del legale di Tizio rediga l'atto ritenuto più opportuno evidenziando la problematica sottesa alla fattispecie in esame.

  Breve saggio elaborativo e  critico

La amozione  della "lampada", avente  un prezzo,  dall'espositore del mercato,  per l'immissione in una  "confezione vuota"  di altra merce, avente  un prezzo inferiore, affinché,  nel "passaggio alla cassa",  sia esatto e pagato questo, non quello, (se non rappresentasse atto contrattuale, di adesione, a corrispettivo, atto contrattuale di "offerta al pubblico",  implicanti "impossessamento" consensuale della cosa, e, per ciò, estraneità essenziale alla fattispecie del furto, e, semmai, intraneità, con altro, alla fattispecie della appropriazione indebita, per note ragioni ) non corrisponde a  sottrazione, della cosa, prodromo e mezzo (etiologici e inoltre tipologici)  dell' impossessamento di essa, e primo elemento della condotta  del furto (che, nel secondo, l'impossessamento, ha compimento: art. 624 c.p.).
Di una condotta (del genere di quelle commissive formali ad evento interno)  monolaterale, che perviene all'acquisizione (e, inversamente, alla  spoliazione), della cosa, da sola, non  interagendo altra, reciproca e  costitutiva (del "soggetto passivo", il  derubando, che,  di essa, per lo più clandestina, è, perfino, ignaro, o, se  conscio, nel "furto con  strappo", o in parte  tale, nel "furto con destrezza": spettatore inerte).
La amozione, per  l' immissione, predette, di fatti,  è tesa  a comporre un artifizio, diretto ad ingannare il "cassiere", allorché esigerà il prezzo,   appositamente preparato ad essere  minore di quello reale. Artifizio diretto, per ciò, (con altro) ad interagire  la condotta  negoziale di quello (reciproca e costitutiva), errante sulle qualità effettive della cosa e del prezzo, inavvertito della  artificiosità delle apparenze loro.
Artifizio iniziante, quindi, una condotta di truffa: art. 640 c.p. (del genere di quelle  commissive formali ad evento esterno) bilaterale, che perviene, dopo  l'inganno del truffando, mediante la sua (errante) negozialità, alla acquisizione (e, inversamente, alla cessione), della cosa, non da sola ma insieme a quella  dell'or detto.
Tale amozione, per ciò, non è prodromo nè mezzo di impossessamento, che, dunque (nella etiologia e nella tipologia che lo raffigurano  nel furto), non avverrà, allorché l'ingannatore,  varcata la "cassa", avrà conseguito la cosa:
questa, di fatti, gli perverrà negozialmente, a corrispettivo  del  prezzo che avrà pagato, per volontà (pur errante) del  "venditore"; il quale,  per ciò, ne sarà datore (non subitore), del suo impossessamento (a  "nota di costume", si segnala  la singolarità, se non  altro, della "giurisprudenza" che, da qualche tempo, in materia di "furto al supermercato", ritiene questo consumato prima del varco, dal sottrattore, delle "casse", pur indubitatamente delimitanti, materialmente e immaterialmente, la   detenzione del paziente; prima, quindi, dell'impossessamento. Laddove,  scolasticamente, all'opposto, dovrebbe ritenerlo tentato. Per tale via  pervenendo, non casualmente in verità, ad usare, punitivamente, la assai più elevata pena del primo in vece di quella del secondo!).  

D'altronde

La condotta (commissiva,  formale o informale, ad evento interno  od esterno)  monolaterale è affatto incomparabile alla condotta (commissiva, formale o informale,  ad evento interno od esterno) bilaterale (tale sia che  uno degli autori fosse paziente, "offeso", come nella truffa, negli "atti sessuali con minorenne": art. 609 quater c.p.,  etc.;  sia che  fosse agente,  [co]offensore, come  nella locazione  di armi:  art. 22 L. 110/ '75, etc.).
Perché la prima è costitutivamente monosoggettiva, la seconda è costitutivamente bisoggettiva; anche se fosse (costitutivamente) doppiamente e corrispettivamente  monosoggettiva:
differentemente dalla truffa, la locazione predetta, se bisoggettiva alla  enumerazione degli autori, nel resto è doppiamente e corrispettivamente  monosoggettiva: ciascuno  commette il proprio reato, pur  necessariamente interagendo quello altrui. Tanto che le tipicità, oggettive e soggettive, e le materialità e le immaterialità, sottostanti, di ciascun reato, sono nettamente  distinte, staticamente e dinamicamente, irriducibili le une alle altre.
Così che, e perfino, ciascun reato, monosoggettivo, potrebbe eventualmente plurisoggettivarsi (nel concorso di persone alla sua commissione), senza che si plurisoggettivasse l'altro; senza che la plurisoggettivazione, insomma,   bilateralizzasse.
E inoltre (la condotta monolaterale è affatto incomparabile a quella bilaterale, dicevasi) perché, la prima, causa monodirezionalmente  (formalmente o informalmente, e progressivamente) l'evento (interno od esterno), e così specularmente  riflette nella soggettività (dolo monolaterale e monodirezionale); la seconda, causa bidirezionalmente e corrispettivamente, l'evento (interno od esterno) e così specularmente  riflette nella soggettività (dolo bilaterale e bidirezionale).
Ben differentemente, quindi, esse agiscono:
 l'avvenimento per azione difforma e dissustanzia, totalmente, dall'avvenimento per interazione.

Pertanto

E' affatto inadeguata, alla elaborazione del tema, la giurisprudenza  riuscente dalla sentenza  (Cass. Sez. IV 02/223199, in Crespi Stella Zuccalà, Commentario Breve al Codice Penale, Appendice 2003, sub art. 640, p. 179), assai credibilmente originante, fin dal tenore locutorio, quello; sentenza per cui:
"L'elemento differenziale tra il furto aggravato dal mezzo fraudolento e la truffa, nei quali coesistono i due elementi modali della "vis" e della "fraus", va ricercato nell'elemento causale prevalente nella fattispecie concreta. Tale elemento consiste in un'espressione di energia fisica nei delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose e alle persone, e nell'inganno nei delitti contro il patrimonio mediante frode. Ne consegue che l'occultamento di un oggetto in una confezione contenente originariamente un altro oggetto di minor valore, così da corrispondere un minor prezzo all'operatore di cassa di un supermercato, va qualificato come truffa, in quanto è l'artificio e non l'appropriazione mediante violenza sulla cosa l'elemento causale prevalente" (corsivo mio, a segnalare l'origine del tema).
In vero.
Essa toglie le condotte del furto e della truffa dal genere di quelle  (commissive) formali e le pone nel genere di quelle (commissive) informali,  poichè: "l'elemento differenziale tra il furto...e la truffa...va ricercato nell' elemento causale prevalente nella fattispecie concreta".
 Il quale elemento causale, quindi, esprimendosi, e contemporaneamente  discernendosi, secondo alcuna  prevalenza, "nella fattispecie concreta",  animerebbe  una condotta (commissiva) informale, non formale, " a forma libera" (come suole dirsi), che si tipizza (solo o essenzialmente) mediante l'evento che cagionasse (o tentasse o attentasse di cagionare) e che  corrispondesse al tipo legale (è perfino da supporre, dopo ciò, che, le condotte in parola siano state tolte anche dal genere delle condotte commissive, dato che, quelle informalmente  causali, potrebbero essere, per norma espressa: art.  40.2 c.p.,  anche omissive).
Essa, dunque, divaga avventurosamente dal sistema, classificatorio e scientifico, come tale normativo.
Conseguentemente, cancella ogni forma di ogni elemento di ogni condotta, giungendo a cancellare,  inoltre, inevitabilmente,  ogni forma di ogni evento che ogni condotta, in quanto formale causerebbe  (l'evento, di fatti, interno od esterno che fosse, non potrebbe non trarre, la sua  forma,   da quella della  condotta che lo causasse. Nè potrebbe non condividere,  d'altronde, la sua  "particolarità", della totalità delle condotte virtualmente incriminabili legislativamente, ad ossequio del principio, ancora tendenziale invero, del    "diritto penale frammentario, minimo,  estremo").  
E indugiando, con ciò,  in attività  creativa di condotte e di eventi informali, affatto estranei  alla tipologia legale, annienta il principio penalistico,  vitale,  della  tipicità legale del fatto che incrimina e che punisce, ed erige quello della  tipicità giurisprudenziale.
Contemporaneamente, infranta una "prelegge" (art.12.1 Disp. Gen),  perviene   alla distruzione del testo della legge, quale fondamento della inte rpretazione, della giurisdizione, e (quindi) della scienza giuridica (che  nella prima ha il metodo, nella seconda il prodotto, in entrambe il valore epistemico).  
Di quanto qui eccepito sarebbe stato, peraltro, ampiamente sintomatico   l'uso, in sentenza,  del sostantivo "appropriazione", a denominare (astrattamente) taluno (chissà quale) elemento del furto (il tema  concorsuale medesimo, come detto pedissequo ed imitativo, propenso credibilmente  ad avviare a diagnosi di  truffa, rischierebbe  di sviarla  ove desse, e inducesse  a ritenere di  dare,  il retto  assetto semantico al verbo "sottratto", col quale vorrebbe definire la amozione  per la   immissione..., sopra dette, della cosa).
 Dove le parole del testo, del contesto, legali, sono piegate ad usi  parafrastici, anzi conversativi (comuni, tutt'altro che speciali, specialistici, "interpretativi"), che diano parvenza giuridica a discorsi in effetti creativi, che comunque incriminassero e punissero (sta in tale evasione dalla  lingua della legge una delle cause della ascientificità, se non irrazionalità, della "giurisdizione").    
Indi,  e infine, dato che "  l'elemento differenziale tra il furto...e la truffa...va ricercato nell'elemento causale prevalente nella fattispecie concreta ", la sentenza viene a supporre  (implicitamente) che, a disciplinare il  fatto (nel tema descritto) concorrerebbero  (apparentemente, nella  stessa  materia: art. 15 c.p.?) la legge  del furto e  quella della truffa;   che l'arresto alterno del corso  di  ciascuna sarebbe indotto dalla  prevalenza,  nel fatto concreto, della  "vis" o della  "fraus";  che, quindi, il  concorso sarebbe disciolto non dalla applicazione della legge (fattispecie) astratta (che avesse,  per qualche fattore, la forza di imporsi su  altra),  ma  della legge ( fattispecie)  concreta ( che avesse tale forza). In una parola, essa parrebbe incline a disciogliere, teoreticamente e praticamente, il concorso  con  lo strumento "dogmatico" (detto) della "specialità in concreto".
D'altronde, avendo cancellato ogni forma di ogni elemento di ogni  condotta, e ogni forma di ogni evento, avendo ridotto il furto e la truffa a condotte  informali meramente causali di eventi patrimoniali  informalmente espropriativi; insomma ad un'unica condotta ed un unico evento genericamente espropriativi; mentre è comprensibile che nemmeno sospetti che delle due fattispecie,  formali e reciprocamente incontinenti, delle  "leggi" rispettive, neppure per sbadataggine possa supporsi (neanche apparenza di) concorso (a disciplina della "stessa materia": stesso fatto); è inoltre  comprensibile che abbia a ritrovarsi, in fine,  una ed una sola fattispecie concreta, sia pure bivalente, e valente ora in un modo ora in un altro  secondo che prevalga or un fattore (la "vis"), ora un altro (la "fraus").

Ma, venendo, in conclusione,  a questi.
Visti tutti gli elementi costitutivi, statici e dinamici, oggettivi e soggettivi, descrittivi e normativi, del furto, della truffa, non si riesce a  scorgere  la "fraus", del primo, la "vis", della seconda. .
 Le si scorgerebbe tra gli elementi accidentali (infra). Ma questi, specializzanti ( o, forse, anche addenti a) i primi, "deroganti"  nella propria fattispecie, non potrebbero giammai derogare in altra fattispecie.
Gli elementi accidentali di una fattispecie non hanno la forza di suscitare  concorsi ( apparenti o reali)  ad elementi costitutivi di altra fattispecie. Essi sono suscitabili   da, e tra,  elementi pari.
 D'altronde, gli elementi accidentali del furto evocativi della "fraus" ( per rilievo, non ineccepibile, in vero,  la  " destrezza", che  stornerebbe, frauderebbe?,  l'attenzione del detentore: art. 625.1, 4) c.p.;  o per altro rilievo, meno eccepibile a primo suono, il  "mezzo fraudolento",  che frauderebbe, in vero,  solo gli ostacoli  materiali della condotta!: art. 625.1 2) c.p..), proprio perché tali nemmeno potrebbero essere comparati alla "fraus" elemento  costitutivo della truffa.
La quale, peraltro,  agendo  nel  furto, a  condotta monolaterale (etc. v. sopra),  in atteggiamento,  quindi, etiologico e tipologico differente da quello che avrebbe nella truffa, a condotta  bilaterale (etc. v. sopra), equivarrebbe a connotazione empirica,  naturalistica, di esso.  
Né potrebbe starvi altrimenti, la "fraus", nel furto, se non rompendo il sistema, che lo compenetra  (e lo classifica) tra i delitti contro il patrimonio che si commettono "mediante violenza" (in specie,  "alle cose": Libro II, Titolo XIII, Capo I C.P.), all'invalicabile scrimine  (ancora sistematico e classificatorio) dai delitti contro il medesimo che si commettono "mediante  frode" (....Capo II..).
Del pari,   gli elementi accidentali della truffa evocativi della  "vis" (ve ne sarebbe uno solo, per rilievo non ineccepibile, in vero,  nella  ingenerazione, nell'ingannato, "del timore di un pericolo immaginario", che  ottunderebbe,   violentemente?,  la sua mente: art. 640.1, 2) c.p.), proprio perché tali non sarebbero nemmeno comparabili alla "vis" elemento costitutivo del furto.
La quale, peraltro,  agendo nella truffa, a   condotta bilaterale (etc.v. sopra), in atteggiamento, quindi, etiologico e tipologico, differente da quello che avrebbe nel furto, a condotta  monolaterale  (etc.v. sopra), equivarrebbe a connotazione  empirica, naturalistica,  di essa.  
Né potrebbe starvi altrimenti, la "vis", nella truffa, se non rompendo il sistema, che la compenetra  (e la classifica) tra i delitti contro il patrimonio che si commettono "mediante frode" ( Libro II, Titolo XIII, Capo II C.P.), all'invalicabile scrimine  (ancora sistematico e classificatorio) dai delitti contro il medesimo che si commettono "mediante  violenza" (....Capo I..).

Dunque
 
Ammesso (non concesso) che furto e truffa contengano (rispettivamente) "fraus" e "vis", la sentenza avrebbe dovuto materialmente identificarle,  dogmaticamente ubicarle, per interpretativamente attivarle.
A scanso delle inadeguatezze e delle fallacie nelle quali è incorsa,  che hanno mancato soltanto la intitolazione giuridica del "fatto".        
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